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	<title>Turismo Chieri &#187; Don Bosco</title>
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		<title>Museo Don Bosco Chieri</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2015 08:51:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Don Bosco]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Luogo di documentazione sulla figura del Santo che a Chieri visse gli anni giovanili di formazione.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Tappa fondamentale per le politiche turistiche di Chieri è stata l’apertura del Centro Visite Don Bosco (complesso di San Filippo, Via Vittorio Emanuele II, 63), luogo di documentazione sulla figura del Santo che a Chieri visse gli anni giovanili di formazione. Il Centro, realizzato anche con un contributo della Regione Piemonte, è ubicato all’interno dell’edificio che ospitò Don Bosco come seminarista nell’800 ed è gestito dal Comune in collaborazione con l’Istituto Salesiano Cristo Re.<br />
Nei primi mesi del 2024 il Centro è stato riallestito e rinominato in Museo Don Bosco Chieri: nel mese di maggio si sono conclusi i lavori di parziale riallestimento del <strong>Centro Visite don Bosco</strong>, lo spazio espositivo collocato in una delle maniche del primo piano del <strong>Complesso San Filippo</strong>, che dal 2011 è dedicato a presentare la figura del santo ai Chieresi, ai turisti e ai tanti pellegrini che da tutto il mondo arrivano nella città di Chieri.<br />
Questo spazio ha sede in uno dei luoghi storici più significativi nella vita di Giovanni Bosco: la camerata del Seminario destinata a dormitorio, dove il santo ha abitato per alcuni anni nel periodo della sua giovinezza e dove ha conosciuto l’amicizia di tanti compagni e formatori con i quali è rimasto legato per molti anni della sua vita.<br />
Il Complesso San Filippo, è un significativo bene architettonico nel cuore storico di Chieri (in via Vittorio Emanuele II, 63) e si presenta come un punto di accoglienza e di approfondimento per turisti e per i cittadini. È composto dalla chiesa barocca di San Filippo Neri e dall’annesso ex Seminario dell’arcidiocesi di Torino e costituisce un luogo strategico per lo sviluppo di molti progetti turistici. È, inoltre, il punto di partenza di alcuni itinerari storico–artistici cittadini, oltre ad essere una tappa importante del “Cammino Don Bosco”, percorso per gli escursionisti e per tutti coloro che desiderano conoscere lo spirito e la storia dei luoghi attraversati da Giovanni Bosco.<br />
Per poter offrire un’esperienza coinvolgente ai visitatori, il Comune di Chieri ha valutato necessario adeguare l’allestimento museale alle esigenze contemporanee per rendere l’esperienza della visita più arricchente e fruibile per ogni tipo di pubblico.<br />
Il progetto è stato affidato a Mediacor, società torinese con una lunga storia di allestimenti museali per il mondo religioso, che ha guidato un’ampia équipe di professionisti e professioniste per coordinare un processo caratterizzato da una particolare attenzione alle tematiche della sostenibilità economica e ambientale, dell’accessibilità e della fruibilità.<br />
Gli interventi hanno riguardato: il <strong>rebranding</strong>, una nuova <strong>segnaletica interna ed esterna</strong>, il <strong>restyling dell’allestimento</strong> e una nuova <strong>esperienza di narrazione.</strong></p>
<ol>
<li><strong> REBRANDING</strong></li>
</ol>
<p>Il primo intervento è il cambiamento del nome per passare dall’attuale denominazione “Centro Visite Don Bosco” a <strong>“Museo Don Bosco Chieri”</strong>. Il cuore del processo è far percepire questo luogo come un “Museo”, per un’esperienza culturale strettamente legata alla comunità, e non come un “Centro visite”, che marca l’idea di essere una tappa di passaggio, poco significativa dal punto di vista culturale.<br />
Il Rebranding non ha riguardato solo il nome, ma anche la proposta dello stesso come un marchio. È stato individuato come centrale il colore verde, per evocare il profondo contatto di Don Bosco con il territorio.</p>
<ol start="2">
<li><strong> UNA NUOVA SEGNALETICA ESTERNA ED INTERNA</strong></li>
</ol>
<p>È stato realizzato un nuovo sistema di segnaletica, concepito con l’obiettivo primario di fornire una guida chiara e accessibile ai visitatori per raggiungere il Museo e per orientarsi all’interno dell’edificio. Questo sistema di segnaletica è stato progettato e sviluppato seguendo le nuove linee grafiche e l’immagine coordinata del Museo, parte integrante del processo di rebranding.<br />
La nuova identità visiva, presente sia nella segnaletica esterna sia in tutti gli interventi di allestimento interno alle sale e all’ingresso del Museo, ha l’obiettivo di creare un legame coerente tra gli elementi visivi dell’esperienza museale. Questo approccio vuole garantire la percezione di una narrazione visiva continua e armoniosa durante tutto il percorso, contribuendo così a un maggior coinvolgimento dei visitatori, che potranno comprendere e apprezzare il patrimonio storico qui allestito.<br />
Attraverso la segnaletica esterna si è scelto di comunicare su entrambi gli accessi all’edificio il <strong>Complesso San Filippo</strong> come contenitore di molteplici funzioni, luogo della cittadinanza, aperto e accogliente.</p>
<ol start="3">
<li><strong> IL RESTYLING DELL’ALLESTIMENTO</strong></li>
</ol>
<p>L’ingresso al Museo è concepito come un elemento distintivo all’interno del complesso, sottolineando l’importanza e la rilevanza di questa area specifica dell’edificio. Vi è qui uno degli interventi più significativi: la realizzazione di un portale d’ingresso in cartongesso (REI 120) del colore del brand sul pianerottolo delle scale con l’obiettivo di attirare l’attenzione dei visitatori e condurli all’interno del Museo.<br />
Il restyling si è sviluppato nelle quattro sale e nel corridoio adiacente, punto di inizio e conclusione dell’esperienza di visita. All’inizio i visitatori potranno fruire di un totem informativo e di un video di introduzione alla visita.<br />
Nelle quattro sale del percorso espositivo, gli arredi sono stati integrati con nuove proposte allestitive, caratterizzate da un’uniformità materica e cromatica, e con stampe fotografiche di grandi dimensioni. Si è anche deciso di ridurre il numero di pannelli, proponendo una nuova riscrittura che fosse profonda nella tipologia di contenuti proposta, ma allo stesso tempo più agile per i visitatori. I pannelli sono stati pensati in dialogo con i video presenti in ciascuna sala i quali sono stati tutti ideati e realizzati ex novo.<br />
Questo approccio di restyling consente di creare un’esperienza visiva più integrata e coinvolgente per i visitatori, pur mantenendo un legame con l’allestimento museale precedente andando a riutilizzare alcune delle sue componenti, sempre agendo con uno sguardo alla sostenibilità economica del progetto.<br />
Un’atmosfera di buio o penombra, idonea a valorizzare i contenuti multimediali proposti e a creare un’esperienza più emotiva, è garantita all’inizio di ogni tour. La visibilità delle grafiche e degli oggetti esposti è ottimizzata attraverso un sistema di illuminazione diffusa e soffusa, che contribuisce a conferire risonanza visiva e profondità all’esperienza museale.<br />
L’intervento più imponente è stato nella Sala 4, dove si è rimossa la struttura del precedente allestimento posta al centro del volume, liberando così spazio e ridefinendo l’orientamento della sala. Si è riusciti a riutilizzare il proiettore precedentemente adoperato per la proiezione a soffitto in modo da realizzare una nuova proiezione a parete. Questo cambiamento consente ai visitatori di godere dei contenuti in maniera più confortevole e visivamente coinvolgente.<br />
Dopo aver lasciato la quarta sala, l’esperienza presso il <strong>Museo Don Bosco Chieri </strong>si avvia verso una conclusione interattiva e rilassante. Una volta usciti nel corridoio, precedentemente occupato dalla Start Gallery, oggi trasferita al piano terra, i visitatori trovano sulla loro sinistra una suggestiva “quinta scenografica” con un paesaggio caratterizzante il territorio chierese, che invita a immortalare il momento scattandosi una fotografia.<br />
Alla fine del tour, tutti i visitatori avranno inoltre l’opportunità di partecipare – attraverso i propri device &#8211; ad un’esperienza interattiva coinvolgente: un quiz didattico/tematico a scelta multipla che offre la possibilità di mettere alla prova le conoscenze acquisite durante la visita.<br />
In questa zona, è prevista anche un’area dedicata ai più piccoli, con sedie e tavolini adatti a loro.<br />
Sempre nel corridoio vi è la presenza di un secondo monitor nel quale sono proposti dei percorsi di vista del Chierese. Questo filmato conclusivo vuol essere un rilancio sulle bellezze e i monumenti, intravisti o accennati nella parte storica delle sale e sulle testimonianze religiose significative del territorio attorno a Chieri. I monumenti vengono raccontati facendo uso di spettacolari immagini riprese da un drone. Completano il video una grafica informativa a supporto, una scheda di geolocalizzazione e i tempi di percorrenza per raggiungere tali località da Chieri.</p>
<ol start="4">
<li><strong> LA PROPOSTA NARRATIVA</strong></li>
</ol>
<p>Il percorso narrativo nelle quattro sale espositive propone un’interazione armonica tra i diversi strumenti di comunicazione per permettere ai visitatori di vivere un’esperienza coinvolgente e nello stesso tempo agile. I contenuti si potranno, così, cogliere, da un intenso dialogo tra i pannelli e i filmati, curati dal regista Luca Olivieri, con le voci narranti di Danilo Bruni (Giovanni Bosco) e Diego Casale (Giovanni Battista Lemoyne).<br />
Si inizia dal racconto della Chieri nella prima metà dell’Ottocento, dove arrivò dalla campagna un giovane Giovanni Bosco (<strong>Sala 1</strong>), soffermandosi successivamente sulle attività lavorative svolte da Giovanni Bosco nei primi anni per mantenersi negli studi e sulle esperienze di vita significative, come la fondazione della <em>Società dell’Allegria</em> in cui rivelò il suo stile inconfondibile di aggregatore di giovani che lo caratterizzò per sempre (<strong>Sala 2</strong>).<br />
La <strong>Sala 3</strong> si dedica agli anni in cui Giovanni Bosco visse l’ingresso e gli studi in Seminario, racconto che permette di mettere in rilievo figure e luoghi della chiesa di Chieri. Si parla in particolare dell’amico Luigi Comollo che muore precocemente, lasciando una profonda ferita nel cuore di Giovanni.<br />
Infine, la <strong>Sala 4</strong> coglie la suggestione della partenza di Giovanni Bosco da Chieri per raggiungere altri luoghi e altre persone, mettendosi in ideale collegamento con gli <em>Itinerari di Don Bosco</em>. La nuova grande proiezione a parete valorizza la visione di immagini realizzate con il drone su tutto il chierese, ispirando i visitatori a proseguire la visita attraverso la conoscenza del territorio.<br />
Tutti i filmati presenti nel percorso espositivo sono proposti in italiano, inglese, spagnolo e nel linguaggio nazionale dei segni.</p>
<hr />
<h3>Visite</h3>
<p>Il Museo viene aperto in occasione delle maggiori manifestazioni cittadine.</p>
<hr />
<h3>Contatti</h3>
<p>info@turismochieri.it</p>
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		<title>Itinerario Don Bosco</title>
		<link>https://www.turismochieri.it/itinerario-don-bosco/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2015 19:01:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Don Bosco]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L’itinerario si snoda lungo le vie del centro storico di Chieri e racconta episodi e persone della vita del Santo.</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Chieri ebbe un ruolo importante nella formazione del giovane Giovanni Bosco: dieci anni di studio, di lavoro, di esperienze che formarono la sua straordinaria personalità. La creazione di un itinerario cittadino e di un centro visita (nei locali dell’ex seminario di San Filippo) dedicati alla sua figura vogliono essere un contributo alla memoria ma anche e soprattutto un modo per continuare a trasmettere il suo insegnamento più importante: l’attenzione ai bisogni degli altri.</p>
<p>L’itinerario si snoda lungo le vie del centro storico di Chieri e, attraverso paline informative, racconta di episodi e persone che ebbero un ruolo importante nella vita del Santo. Un modo per approfondire la conoscenza di questa fondamentale figura dell’Ottocento piemontese ma anche per capire meglio il periodo storico e il contesto in cui visse.</p>
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		<title>Viale Fiume</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2015 15:10:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Don Bosco]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Un episodio avvenuto nel 1835, quando lo studente Giovanni Bosco venne sfidato da un saltimbanco.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m18!1m12!1m3!1d2820.426242760388!2d7.817055499999995!3d45.01627209999999!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!3m3!1m2!1s0x47880b2090ce5bd3%3A0x6b833b1cedf0a0d9!2sViale+Fiume%2C+10023+Chieri+TO!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1427192253299" width="600" height="450" frameborder="0" style="border:0"></iframe><br />
<hr />
L’iscrizione ricorda un episodio avvenuto nel 1835, quando lo studente Giovanni Bosco venne sfidato da un saltimbanco professionista in quattro gare. La prima consisteva in una corsa attraverso tutta la città; la seconda era una prova di salto in lungo da una sponda all’altra di un piccolo corso d’acqua; la terza consisteva in una sfida basata sulla destrezza, i due dovevano far saltare una bacchetta sulla punta delle dita, sul braccio e sul viso senza che essa cadesse; la quarta era una prova di arrampicata su un olmo. Giovanni Bosco vinse tutte le gare e, invece di accettare i soldi della scommessa, si fece offrire un pasto all’Albergo del Muletto.</p>
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		<title>Piazza Cavour</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2015 10:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Don Bosco]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La “Società dell’Allegria”, fondata da Giovanni Bosco con i suoi amici.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m18!1m12!1m3!1d1410.2687966564345!2d7.823683900000012!3d45.0140113!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!3m3!1m2!1s0x47880addc7ac8653%3A0xb790968e3bb088c7!2sPiazza+Cavour%2C+10023+Chieri+TO!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1427191197478" width="600" height="450" frameborder="0" style="border:0"></iframe><br />
<hr />
<h3>La “Società dell’allegria”</h3>
<p>L’iscrizione si riferisce alla “Società dell’Allegria”, fondata da Giovanni Bosco con i suoi amici. Il regolamento, composto da tre articoli, stabiliva che gli associati dovessero avere un comportamento da buon cristiano, fare i propri doveri scolastici e religiosi e, soprattutto, esseri allegri. Tutte le feste, dopo il collegio, si recavano nella chiesa di San Antonio, ad ascoltare il catechismo dei padri Gesuiti.</p>
<h3>Albergo del Muletto</h3>
<p>Questo edificio era ubicato in fondo alla piazza San Bernardino, lungo la via Maestra, ed era proprietà di Marco Balbiano di Andezeno. Il locale doveva essere di una certa eleganza, se nel 1856 vi sostarono il principe Umberto e il suo seguito. Dopo che Giovanni Bosco sfidò e sconfisse un saltimbanco di professione, nei pressi di Porta Torinese, invece di accettare le 240 lire vinte, propose allo sconfitto di offrire il pranzo presso l’Albergo del Muletto a lui e ai suoi ventidue compagni di collegio, facendo spendere al saltimbanco soltanto 45 lire.</p>
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		<title>Vicolo Valimberti</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2015 09:57:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Don Bosco]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il panettiere Michele Cavallo ospitò Don Bosco in un angolo della stalla, situata in vicolo Valimberti.</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m14!1m8!1m3!1d1410.2740480188133!2d7.822580008598314!3d45.013798053886745!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!3m3!1m2!1s0x47880ade0aff7e29%3A0xf1bb4860d7112870!2sVia+Valimberti%2C+10023+Chieri+TO!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1427191020656" width="600" height="450" frameborder="0" style="border:0"></iframe><br />
<hr />
<h3>La Stalla di Michele Cavallo</h3>
<p>All’inizio dell’anno scolastico 1833-1834, Giuseppe Pianta avrebbe dovuto ospitare Giovanni Bosco nel suo Caffé, ma i locali non erano ancora stati ultimati. Così, per qualche tempo, venne accolto dal panettiere Michele Cavallo, che gli donò un angolo della stalla situata in vicolo Valimberti all’angolo con via San Francesco (attuale sede della Guardia di Finanza), a patto che lo studente si prendesse cura dell’animale ed eseguisse qualche lavoretto presso la vigna fuori città. In cambio Giovanni Bosco era riuscito ad ottenere che venisse lasciato libero il sabato sera per poter andare a confessarsi.</p>
<h3>La Casa del sarto Cumino</h3>
<p>Durante l’anno scolastico 1834-1835 Giovanni Bosco veniva ospitato a pensione da Tomaso Cumino nell’edificio oggi in via Vittorio Emanuele II, 24. In questa casa, il giovane studente dava saggio delle sue abilità nei giochi di prestigio, anche tra i familiari del padrone di casa, i quali cominciavano a sospettare che il mago avesse qualche relazione con il demonio. Dopo alcuni di questi scherzi, Cumino lo denunciò alle autorità ecclesiastiche, che lo fecero interrogare dal canonico Burzio. In quella sede Giovanni Bosco seppe rispondere in modo perfetto alle domande sulla dottrina cristiana e dimostrò anche che non si trattava di magia, ma di semplici giochi di destrezza.</p>
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		<title>Via Palazzo di Città</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2015 10:02:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Don Bosco]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il gestore del Caffè Pianta offrì a Giovanni Bosco un posto da garzone.</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m18!1m12!1m3!1d1410.297039790025!2d7.82182009999999!3d45.0128644!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!3m3!1m2!1s0x47880ae0a82bc9bb%3A0xa9ab8fe64a819ff6!2sVia+Palazzo+di+Citt%C3%A0%2C+10023+Chieri+TO!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1427191288058" width="600" height="450" frameborder="0" style="border:0"></iframe><br />
<hr />
<h3>Caffè Pianta</h3>
<p>Al numero 3 di via Palazzo di Città, Giuseppe Pianta, fratello di Lucia Matta, aveva aperto una bottega di caffé e liquori. Il gestore offrì a Giovanni Bosco un posto da garzone: in cambio della pulizia mattutina, prima di recarsi a scuola, e dell’assistenza nelle ore serali nella sala del biliardo, gli veniva offerto vitto e alloggio gratuito nel sottoscala. In questo locale conobbe l’ebreo Giona (Giacobbe Levi), giovane israelita che Giovani Bosco convertirà alla religione cristiana.</p>
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		<item>
		<title>Via Vittorio Emanuele</title>
		<link>https://www.turismochieri.it/via-vittorio-emanuele/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2015 10:04:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Don Bosco]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Giovanni Bosco frequentò le scuole pubbliche del collegio di Chieri dal 1831 al 1835.</p>
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<h3>Le scuole pubbliche</h3>
<p>Giovanni Bosco frequentò le scuole pubbliche del collegio di Chieri dal 1831 al 1835. Sebbene sedicenne venne assegnato alla classe preparatoria del ginnasio. Il professor Giuseppe Cima, uomo severo e disciplinato, al vedere un allievo così grande domanda: “Costui o che è una grossa talpa, o che è un gran talento. Che ne dite?” A quelle parole Giovanni Bosco risponde: “Qualche cosa di mezzo, è un giovane che ha buona volontà di fare il suo dovere e progredire negli studi” Le parole piacquero al professore che ammise: “Se avete buona volontà, voi siete in buone mani; io non vi lascerò inoperoso. Fatevi animo, e se incontrate difficoltà, ditemelo tosto, che io ve le appianerò”.” Nel gennaio del 1832 passa in prima ginnasio e a marzo già in seconda, mentre, con la fine dell’anno, è promosso in terza.</p>
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		<title>Piazza Mazzini</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2015 10:06:19 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Don Bosco]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Qui il giovane studente Giovanni Bosco trascorreva le ore libere dallo studio tra le assi, i chiodi e i martelli della bottega.</p>
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<h3>Laboratorio del falegname Barzochino</h3>
<p>Al civico numero 2 di via San Giorgio, si trovava il laboratorio di falegnameria dei Barzochino, famiglia di artigiani e artisti del legno fossanesi, trasferitasi a Chieri nel XVIII secolo. Qui il giovane studente Giovanni Bosco trascorreva le ore libere dallo studio tra le assi, i chiodi e i martelli della bottega, imparando a piallare, squadrare, segare il legno e adoperare sapientemente tutti gli strumenti da lavoro. La formazione in bottega e l’attività artigianale saranno esperienze fondamentali per il suo futuro, quando, dopo il sacerdozio, sarà promotore dell’apertura delle scuole tecniche e professionali, colmando il vuoto istituzionale lasciato dal Regno di Sardegna.</p>
<h3>Sede del Comune di Chieri fino al 1842</h3>
<p>Dove oggi ha sede la scuola S. Anna,  si trova l’edificio che un tempo ospitava il Municipio. Qui Giovanni Bosco, in onore del sindaco e di tutti i chieresi, si esibì in due spettacoli nei quali recitò versi di Dante, Monti, Parini, Petrarca e Tasso, suonò alcune canzoni e diede vita ad alcuni spettacoli teatrali. Poesia, musica e teatro sono sempre stati argomenti cari don Bosco, tanto da ritenerli strumenti fondamentali nel metodo di formazione educativa dei ragazzi, ancora oggi parte integrante della tradizione salesiana.</p>
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		<title>Piazza Mazzini</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2015 09:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Don Bosco]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Tra queste mura Giovanni Bosco fece le sue prime esperienze come educatore, dando ripetizioni al figlio della sua ospite.</p>
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<h3>Casa di Giacomo Marchisio</h3>
<p>Nell’edificio con ingresso da via dei Mercanti numero 9 (oggi via Carlo Alberto), di proprietà di Giacomo Marchisio, risiedeva in affitto Lucia Pianta, originaria di Murialdo come la famiglia Bosco, vedova Matta, che negli anni scolastici tra il 1831 e il 1833 ospitò a pensione lo studente Giovanni Bosco. Nella stessa casa viveva anche il figlio della signora Pianta, Giovanni Battista, il quale, pur non essendo un cattivo ragazzo, non era minimamente interessato all’istruzione scolastica. Tra queste mura Giovanni Bosco fece le sue prime esperienze come educatore, dando ripetizioni al figlio della sua ospite e facendolo interessare allo studio. Grazie agli ottimi risultati conseguiti, Giovanni Bosco ottenne anche il condono della pensione.</p>
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<h3>Casa del Teologo Maloria</h3>
<p>Più a sinistra si trova l’abitazione del teologo Giuseppe Maloria, canonico della Collegiata di Chieri e confessore di Giovanni Bosco. Tra i due si creò presto un legame di reciproca amicizia e, per citare le parole di don Bosco: “Egli mi accolse con grande bontà ogni volta che andavo da lui. Anzi, mi incoraggiava a confessarmi e a comunicarmi con maggior frequenza. Era assai raro in quei tempi trovare chi incoraggiasse alla frequenza dei Sacramenti. Io posso ringraziare questo mio confessore se sono riuscito a mantenermi buono.”</p>
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		<title>Seminario arcivescovile e Chiesa di San Filippo</title>
		<link>https://www.turismochieri.it/chiesa-ed-ex-seminario-di-san-filippo/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2015 10:07:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Don Bosco]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il 30 ottobre del 1835 Giovanni Bosco entrava in seminario, presso il Seminario Arcivescovile</p>
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<h3>Chiesa di San Filippo</h3>
<p>Il 30 ottobre del 1835 Giovanni Bosco entrava in seminario, presso il Seminario Arcivescovile, ex convento dei padri filippini, il cui rettore era il teologo Sebastiano Mottura. In questo luogo Giovanni Bosco studiò fino al 10 maggio 1841, anno in cui terminò, a malincuore, il suo percorso di clericato, come egli stesso ricorda: “mi tornò dolorosissima quella separazione, separazione da un luogo dove ero vissuto per sei anni, dove ebbi educazione, scienza, spirito ecclesiastico e tutti i segni di bontà e di affetto che si possono desiderare”. La notte tra il 3 e il 4 aprile 1839, lo stesso giorno della sepoltura del suo amico e collega ventiduenne Luigi Comollo, Giovanni Bosco sentì un rumore proveniente dal corridoio, rumore che, avvicinandosi, svegliò l’intera camerata. Dopo che la porta venne spalancata, tutti videro una luce fatta di molti colori e si sentì la voce di Comollo dire: “Bosco! Bosco! Bosco! Io sono salvo!”, rispettando così la promessa che i due amici avevano stipulato e cioè che il primo che fosse morto avrebbe portato all’altro la notizie della propria salvezza. Nella chiesa di San Filippo, annessa al seminario, Giovanni Bosco si recava ogni giorno del clericato a ricevere la Comunione, rinunciando alla colazione e digiunando fino a pranzo.</p>
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