Secondo una tradizione, sarebbe stato san Domenico in persona a fondare il convento domenicano di Chieri, passando in città nel 1220. Il santo avrebbe anche benedetto il pozzo del convento, la cui acqua avrebbe assunto da allora miracolose proprietà guaritrici. In realtà i Domenicani approdarono a Chieri verso la metà del ’200: forse fu un nucleo che si staccò dal convento di Asti. Era infatti abbastanza comune all’epoca (definita, per il suo fervore, il tempo dell’Alleluja) che una comunità religiosa, quando raggiungeva una certa consistenza, si dividesse per fondare un nuovo convento: nel 1267, per esempio, frate Umberto Benzi lasciò Chieri per far nascere un convento a Savigliano.

Il primo insediamento avvenne a ridosso della prima cerchia di mura. È possibile che i religiosi ricevessero l’incarico di officiare la chiesa di Santa Maria del Portone, cui apparterrebbero gli archi tornati alla luce nel 1651, quando si ristrutturò il convento. L’ipotesi non è confermata, ma appare verosimile.

Non si conosce la data di costruzione della chiesa attuale: essa, comunque, iniziò verso il 1326, anche se fu consacrata solo nel 1388. Secondo il canone tipico degli Ordini mendicanti era a croce latina, con tre navate: solo nel XV secolo si incorporarono le adiacenti cappelle laterali, occupando lo spazio tra i contrafforti che consolidavano la muratura. Il campanile, che con i suoi 52 m è il più alto della città, venne iniziato contemporaneamente alla chiesa, ed era sicuramente ultimato nel 1381, anno in cui il Comune elargì una somma per acquistare le campane.

Nell’arco della sua lunga storia la chiesa ebbe a subire numerose trasformazioni: la prima nel ’400, con la costruzione delle cappelle laterali, poi tra il 1486 e il 1660 con la costruzione delle volte. Nel 1802, con la soppressione degli Ordini religiosi decretata dalla Rivoluzione francese, il convento venne trasformato in ricovero per anziani religiosi di ogni congregazione. Con la Restaurazione fu il primo convento domenicano a riaprire in Piemonte, ma nel 1855 i frati dovettero nuovamente andarsene, questa volta per la soppressione degli ordini imposta da Vittorio Emanuele II. L’edificio fu messo all’asta, acquistato dal Comune e, in sequenza, usato come collegio civico, come caserma e come riformatorio. Il ritorno definitivo dei frati avvenne nel 1871.

Alla chiesa (55×18 m) si accede varcando un maestoso portale racchiuso da una cornice in cotto. Iniziando dalla navata di destra, la prima cappella è quella del Crocifisso, che conserva il nome del grandioso Crocifisso attribuito a Martino da Casale, oggi collocato nella sala capitolare. Seguono la cappella della Madonna di Lourdes (in origine semplice corridoio da cui si accedeva al “cortile dei morti” all’interno del convento) e la cappella di San Domenico, dominato dalla tela del Morgari che raffigura il Sogno di San Domenico.

La successiva cappella del Santo Rosario è una delle più sfarzose della chiesa. Intitolata alla Vergine delle Vittorie dopo la sconfitta della flotta turca a Lepanto (1571), è ornata dalla pregevole tela del Moncalvo (recentemente restaurata): la tela della Madonna col Bambino che porgono le corone del Rosario a San Domenico e Santa Caterina. Tutt’intorno, quindici “misteri” mariani. L’ultima cappella prima del presbiterio è dedicata a San Pietro Martire, di cui nel convento si conserva una pregevole e curiosa statua lignea (col capo del santo trafitto dalle lame degli eretici). L’altare maggiore è fiancheggiato da due cappelle: quella di destra è intitolata a San Vincenzo Ferrer, che soggiornò a lungo in Piemonte e forse anche a Chieri. A sinistra, invece, la cappella intitolata a San Tommaso d’Aquino, con la pala d’altare dipinta dal Lorenzone e la nicchia in cui si conserva la reliquia del cingolo di san Tommaso. Dalla cappella laterale di destra si accede alla sacrestia, che in origine era la tomba di famiglia dei Villa. È arredata con armadi e panconi settecenteschi in legno di noce, e vi è esposta una tela che raffigura Santa Maria Maddalena.

L’abside alle spalle dell’altar maggiore è decorato dal Moncalvo, che vi lavorò tra il 1605 e il 1615. I quattro spicchi della volta del coro sono dedicati agli Evangelisti, mentre le sottostanti lunette rappresentano due episodi della vita di san Domenico: La predicazione e La resurrezione di un fanciullo. A queste corrispondono in basso le due enormi tele della Moltiplicazione dei pani e della Resurrezione di Lazzaro. Nel catino absidale, incorniciati da preziosi stucchi seicenteschi, cinque medaglioni contengono i ritratti dei massimi santi dell’Ordine: da sinistra san Raimondo da Peñafort, san Tommaso d’Aquino, san Domenico, san Pietro Martire, san Vincenzo Ferrer. Sono invece di altra mano e più tardivi i riquadri inferiori che rappresentano, da sinistra, santa Agnese da Montepulciano, san Giacinto, san Pio V, sant’Antonino da Firenze, santa Caterina de’ Ricci. Tra le finestre, le due statue in stucco di santa Maria Maddalena e santa Cecilia.

Passando alla navata di sinistra, e partendo dal campanile, la prima cappella che si incontra è quella di Santa Rosa da Lima, prima santa dell’America Latina. Per predisporla, nel 1668, fu necessario chiudere la cappella quattrocentesca di Santa Marta, alla base del campanile, dove si conservano affreschi quattrocenteschi che sono tra i più antichi di Chieri.

La cappella successiva è intitolata a Santa Caterina da Siena: in una nicchia è conservata una preziosa statua settecentesca della Madonna del Rosario. Segue la cappella dedicata a San Giacinto, grande apostolo della Polonia: la tela venne dipinta nel 1607 dal Levoyer, di cui è anche l’Annunciazione sulla parete a sinistra. L’ultima cappella che si incontra prima di uscire dalla chiesa è intitolata al vescovo di Firenze sant’Antonino. La grandiosa pala d’altare è una copia della Madonna del Rosario del Guercino  che si conserva nella chiesa di San Domenico a Torino. Subito di fronte, sul primo pilastro a sinistra entrando in chiesa, si trova l’affresco trecentesco della Madonna del Latte.

L’immagine della Vergine che allatta il Bambino è assai cara alle mamme chieresi, ed è collegata a un evento miracoloso: si racconta che, per sfregio, un eretico colpisse al collo l’immagine con una lama, e che dalla ferita sgorgasse sangue.

L’itinerario pedonale si conclude tornando in via Vittorio Emanuele II verso l’esterno città. All’incrocio con via Roma, subito fuori dalla prima cerchia di mura medievali, risalta il fronte gotico della precettoria (comunità religiosa presieduta da un precettore) di San Leonardo.